Qualità e collaborazione nella diagnostica tossicologica

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Riccardo Spataro, Dirigente biologo, Settore Farmacotossicologia, U.O.C. Biochimica, AUSL Piacenza, racconta come la collaborazione sostenga la qualità del dato.

Nel laboratorio di Piacenza, le attività si sviluppano in sinergia con SERD e Commissione Patenti, integrando ambito clinico e medico‑legale. Le analisi su matrici come capelli e urine permettono di monitorare l’uso di sostanze d’abuso, inclusi alcol (ETG) e stupefacenti, offrendo una valutazione dei consumi su finestre temporali estese.

Tra le principali criticità emergono il rischio di adulterazione dei campioni, il rigore richiesto nei contesti forensi e la gestione delle aspettative. In questo scenario, il dialogo continuo tra laboratorio e medici è fondamentale per interpretare correttamente i risultati, soprattutto nei casi borderline o in presenza di possibili manipolazioni.

Il percorso diagnostico viene descritto come una catena, in cui ogni fase è decisiva: “basta che ceda un anello e viene inficiato tutto il percorso”. In particolare, la fase preanalitica rappresenta spesso il punto più critico per l’affidabilità del dato.

Dal punto di vista delle sostanze di nuovo abuso, nel territorio non si osserva un consumo diffuso, con pochi casi sporadici per oppioidi sintetici. Tuttavia, emerge una maggiore attenzione per la ketamina, che si sta ritagliando una nicchia legata soprattutto al consumo ricreativo e alle poliassunzioni.

Per affrontare queste sfide, il laboratorio ha adottato un approccio basato su formazione continua, procedure standard, checklist operative e confronto costante tra operatori, arrivando all’azzeramento dei campioni non idonei.